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Intervista ad Alessandra Gatti – Consulente per le Politiche Attive del Lavoro

Continuano le interviste con i professionisti che lavorano in FourStars. Oggi facciamo una chiacchierata con il nostro Consulente per le politiche attive del lavoro, Alessandra Gatti. Le chiederemo di raccontare come si svolge il suo lavoro e di svelarci qualche segreto del suo mestiere.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Inizialmente ho scelto di studiare lingue al Civico Liceo Linguistico Manzoni. Questo percorso mi ha insegnato a “entrare nella testa dell’altro”: imparare una lingua non significa solo studiare lessico e grammatica, ma apprendere un modo diverso di pensare e di vedere la realtà.

Dopo il diploma ho deciso di continuare con una laurea in Scienze Politiche, indirizzo Cooperazione Internazionale. Ho iniziato il percorso universitario con la voglia di cambiare il mondo, grazie agli studi in questo ambito ho imparato a guardare la realtà sotto tutti i suoi aspetti, a non fermarmi mai a un solo lato delle cose, a cercare di comprenderne le diverse sfaccettature.

Cosa ti ha spinta a scegliere di lavorare nell’ambito delle Politiche Attive del Lavoro? Cosa hai fatto per raggiungere questo obiettivo?

Volevo riuscire a coniugare i diversi interessi che avevo alimentato con gli studi: una vocazione per il sociale, una passione per la formazione e l’orientamento e una curiosità verso tutto ciò che è “altro”.

Così ho iniziato a lavorare nelle Politiche Attive del Lavoro, sfruttando quanto avevo imparato in precedenza: tecniche di formazione, nozioni legali, finanziamenti pubblici. Ho studiato molto e ho messo in gioco le mie capacità di ascolto, imparando da ogni storia in cui mi imbattevo durante gli incontri con i candidati, i colloqui orientativi per Garanzia Giovani, i colloqui di bilancio di competenze.

Sicuramente la chiave è stata formarsi, non esiste un percorso di studi che ti garantisce di saper lavorare in questo settore.

Quali esperienze di lavoro hai svolto prima di arrivare in FourStars?

Ho iniziato a lavorare nel mondo della formazione presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, organizzando corsi di approfondimento su tematiche internazionali per studenti, neolaureati o professionisti.

Lavorando in questo ambito mi sono resa conto di quanto i giovani possano avere difficoltà a identificare quali siano le proprie attitudini e a trovare la giusta collocazione nel mondo del lavoro.

Per questo ho cominciato a maturare il desiderio di lavorare con gli studenti universitari, per accompagnarli nel passaggio tra università e mondo del lavoro e questo mi ha condotta a due anni di lavoro presso l’ufficio stage dell’Università Bocconi.

Al termine di questa esperienza ho cominciato a operare nel vero mondo delle Politiche Attive del Lavoro, iniziando a destreggiarmi con l’allora neonata Garanzia Giovani e il percorso di Regione Lombardia Dote Unica Lavoro. Ho avuto modo di collaborare con due diverse realtà, che mi hanno permesso di imparare a unire Politiche Attive del Lavoro e selezione del personale.

Sono stata contattata da FourStars mentre ancora lavoravo. Era un periodo in cui nutrivo il desiderio di trovare una realtà da sentire come una casa, che non avesse le dinamiche da grande azienda, con un forte spirito giovane e internazionale, così ho accettato volentieri di cambiare e approdare in FourStars.

Di cosa ti occupi oggi in FourStars?

Mi occupo principalmente di Politiche Attive del Lavoro: fornisco consulenza ad aziende e candidati riguardo  gli incentivi e la contrattualistica per l’inserimento di nuovi profili.

Inoltre, mi occupo di orientamento e formazione sul mercato del lavoro, prendendo parte ai progetti di formazione di FourStars per il Career Service della Scuola Holden e il Master MIBC.

In azienda mi occupo anche di seguire gli aggiornamenti normativi in materia di stage e le novità riguardanti i finanziamenti pubblici.

Qual è la giornata tipo di un Consulente per le Politiche Attive del Lavoro?

La prima cosa che faccio la mattina è cercare news: siti ministeriali, Google alert, giornali di settore. Ogni fonte è utile per trovare nuovi spunti.

Successivamente, controllo la casella di posta elettronica per gestire le e-mail arrivate nelle ore serali e rispondere prontamente ai clienti.

Una volta gestite le urgenze esterne, predispongo una lista di attività da fare, cercando di definire un ordine di priorità e di tenere presente tutti gli interlocutori: aziende clienti, enti pubblici, colleghi che chiedono supporto per questioni normative.

Alterno attività molto creative, come la programmazione della formazione, ad altre più burocratiche, come la rendicontazione nell’ambito dei progetti pubblici.

Sono abituata a lavorare su più cose contemporaneamente, quindi nell’arco della giornata chiudo tutte le cose che mi ero prefissata senza uno schema fisso. Ovviamente tenendo in considerazione di rispondere anche alle richieste telefoniche, che interrompono qualsiasi tabella di marcia.

Il tuo lavoro ti porta ad avere contatti con le istituzioni? Come li gestisci?

Da sette anni ho a che fare quotidianamente con la Pubblica Amministrazione. Ho imparato che la chiave sta nel relativizzare e nel provare a pensare con la testa del tuo interlocutore.

Lavorando nel privato, ho sviluppato l’abitudine di pensare che tutto si può risolvere con creatività. D’altro canto, ho sempre avuto la fortuna di operare in realtà in cui questo era possibile. Chi gestisce i fondi pubblici e deve sottostare a rigorose normative, invece, è tenuto a garantire un rigore e un’equità che spesso non possono corrispondere alle nostre esigenze di flessibilità.

Ho capito, comunque, che un sorriso e un “grazie” possono rendere migliore la giornata di chiunque e che dall’altra parte del telefono o della mail c’è sempre una persona. Con questo schema di pensiero, anche il rapporto con le istituzioni o gli enti pubblici diventa più efficiente e si può collaborare per lavorare al meglio.

Quali pensi che siano le soft skills necessarie per svolgere un lavoro come il tuo?

La prima caratteristica che ritengo indispensabile è la curiosità. Bisogna voler imparare da chiunque: i candidati a colloquio, gli studenti, i referenti aziendali. Tutti possono offrire spunti interessanti.

Lo stesso vale per l’aggiornamento costante, non si può mai pensare di sapere tutto: dai libri agli articoli di giornale, bisogna sempre avere voglia di formarsi.

Quale valore aggiunto è in grado di portare una giovane mamma all’interno di un’organizzazione aziendale?

Una mamma è abituata a gestire tante cose contemporaneamente, fuori dal lavoro non ho quasi mai modo di concentrarmi su una sola cosa per cui il multitasking in ufficio sembra una passeggiata.

Avere un figlio dà anche la tranquillità di affrontare le piccole crisi professionali, aiuta a mettere in prospettiva i problemi che fronteggiamo sul lavoro sapendo che, alla fine dei conti, non sono quasi mai irrimediabili.

Con quali aree aziendali e figure professionali collabori ogni giorno?

In azienda collaboro un po’ con tutti, un po’ perché il bello dell’openspace è che si può sempre interagire con qualcuno, un po’ perché mi piace lavorare con persone diverse su tanti progetti.

Mi interfaccio ad esempio con tutta l’area ente promotore per gli aggiornamenti delle linee guida riguardanti i tirocini, con l’area selezione per confrontarci sui candidati. Chiedo supporto all’amministrazione per rendicontare i progetti e mi confronto con l’area commerciale per dare ai clienti il supporto migliore. Mi relaziono con il team comunicazione per fare in modo che i nostri progetti siano sempre comunicati al meglio e lavoro con l’area Cina per lo sviluppo di nuove iniziative.

Quali consigli daresti ai giovani che vorrebbero avvicinarsi a una professione nell’ambito delle Politiche Attive del Lavoro?

Il primo consiglio è di trovare una realtà in cui fare esperienza. Il settore risorse umane, soprattutto a Milano, offre una vasta scelta di realtà che vi operano, alcune di qualità, altre meno, la cosa migliore è iniziare a sperimentare e sperimentarsi.

Ci sono molti corsi che si possono fare, nulla però vale come iniziare a lavorare nel settore. Una volta iniziato, il consiglio è di mettersi sempre in gioco e ascoltare tutti.

Come gestisci il tuo Work Life Balance?

Cerco sempre di dividere i vari ambiti dell’esistenza e fare in modo che tutti funzionino, con la consapevolezza che sia nella vita professionale che in quella personale ho un team affiatato e solidale che mi affianca.

È molto importante desiderare di essere esattamente dove ci si trova, per cui quando sono in autobus con mio figlio per accompagnarlo a scuola, allungando di quasi un’ora la strada per l’ufficio, mi concentro su di lui, mentre quando sono in ufficio mi faccio appassionare dal mio lavoro. Cerco di non sentirmi mai nel posto o nel ruolo sbagliato.

Come tuo figlio ti ha cambiata a livello personale e di conseguenza nel tuo approccio al lavoro?

Avere un figlio mi ha insegnato a gestire molto meglio lo stress e, soprattutto, a sentirmi serena nella gestione dei problemi.

Inoltre, si impara ad avere un approccio creativo: spesso con un bambino le vie dirette non funzionano e bisogna cercare soluzioni alternative e ridimensionate. Cerco di portare questo anche nel lavoro, affrontando i problemi come risolvibili. Sapere quanta frustrazione può dare il fatto di non riuscire a montare dei pezzi di Lego fa capire come spesso anche noi adulti ci intestardiamo su cose più semplici di quello che vediamo.

Qual è il tuo sogno nel cassetto professionale?

Mi piacerebbe molto tornare a dedicare più tempo alle attività di formazione, rimettere insieme anche le parti di programmazione e di gestione dei corsi di cui mi occupavo quando ho iniziato a lavorare.

Per fortuna lavoro in un’azienda in cui i sogni possono uscire dai cassetti e in cui si possono ideare e proporre nuovi progetti.


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