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Jobs act: il contratto a tutele crescenti in sintesi e i relativi sgravi fiscali

Con il Jobs Act (dall’acronimo Jumpstart Our Business Startups Act, già utilizzato negli USA nel 2012 per denominare un intervento legislativo a favore delle piccole imprese) sono stati introdotti in Italia alcuni interventi normativi in materia di diritto del lavoro.

Uno dei provvedimenti legislativi più salienti riguarda il contratto di lavoro a tutele crescenti.

Vediamo di che si tratta e quali sono le novità per le aziende.

Cos’è il contratto a tutele crescenti?

Non si tratta, come si potrebbe pensare, di una nuova tipologia contrattuale, ma dell’introduzione di alcune novità nella regolamentazione del contratto a tempo indeterminato.

Con il decreto legislativo n. 23 del 4 marzo 2015 è ufficialmente entrato in vigore un nuovo regime sanzionatorio per il contratto di lavoro a tempo indeterminato, riguardante le ipotesi di licenziamento illegittimo.

Il decreto sostituisce le norme previste dall’articolo 18 della legge n. 300 varata nel 1970, ma riguarda solo le assunzioni a tempo indeterminato a decorrere dall’entrata in vigore del decreto (7 marzo 2015).

L’articolo 18 prevedeva il reintegro obbligatorio del lavoratore per tutti i casi di licenziamento senza giusta casa.

Il nuovo contratto a tutele crescenti conserva il reintegro esclusivamente per i casi di licenziamento discriminatorio (determinato da ragioni di età, genere, fede religiosa, politica, etnia, ecc).

Per i casi di licenziamento illegittimo di tipo economico o disciplinare, invece, la nuova disciplina prevede il pagamento di un’indennità di risarcimento, commisurata con l’anzianità di servizio raggiunta dal dipendente al momento del licenziamento.

La denominazione del contratto “a tutele crescenti” del Jobs Act deve il nome proprio alla diretta proporzione tra il periodo di permanenza in azienda e l’entità dell’indennizzo economico di risarcimento.

Sgravi fiscali per le imprese

Con il nuovo testo di Stabilità 2016 è stato prorogato lo sgravio contributivo previsto per i datori di lavoro che assumono dipendenti a tempo indeterminato.

L’esonero dai contributi INPS è stato confermato per una durata di 24 mesi, con una soglia massima annua ridotta a 3.250 €.

Ecco le condizioni per poter usufruire delle agevolazioni fiscali:

  • Durante i 6 mesi precedenti l’assunzione a tempo indeterminato, il lavoratore non deve aver avuto altri contratti a tempo indeterminato, presso qualunque datore di lavoro.
  • Il lavoratore assunto non deve aver avuto un contratto a tempo indeterminato presso il datore richiedente l’incentivo fino a 3 mesi prima dell’entrata in vigore della Legge di Stabilità (1° gennaio 2016).
  • Il datore di lavoro deve essere in regola con il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) e rispettare gli accordi sindacali, regionali, territoriali, CCNL, ecc.
  • Il lavoratore non deve essere stato precedentemente assunto con un contratto di lavoro agevolato.

 

Ecco alcuni link di approfondimento utili:


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2 commenti

  1. 30/01/2020 at 10:25 — Rispondi

    Desidero sapere la durata della disponibilita e retribuzione della stessa

    • 31/01/2020 at 13:50 — Rispondi

      Buongiorno Alina,
      non ci è chiara la sua domanda. A cosa si sta riferendo?
      Grazie, FourStars

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