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Smart working: qualche consiglio per affrontarlo con il piede giusto

Negli ultimi tempi si è parlato molto di smart working, uno strumento che ha consentito a tante aziende di affrontare in modo agile e flessibile anche l’emergenza COVID-19.

Ma vediamo cos’è lo smart working e cosa comporta, con qualche consiglio per farne un buon uso:


Cos’è lo smart working

Smart working: lavoro agile o, letteralmente, lavoro intelligente. Non si tratta di un’innovativa tipologia contrattuale, bensì di una nuova modalità di concepire il lavoro.

Lo smart working propone un nuovo modello di organizzazione del lavoro, fondato sostanzialmente su due concetti cardine:

  • flessibilità, sia negli orari che nei luoghi di lavoro
  • fiducia, il pilastro fondamentale su cui poggia il rapporto tra datore di lavoro e dipendente

L’idea alla base dello smart working è di concedere al lavoratore la possibilità di poter lavorare da casa, utilizzando tutti gli strumenti di lavoro adeguati alle proprie esigenze (pc portatile, linea wi-fi, documenti condivisi, applicazioni per le riunioni come ad esempio Skype ).

Naturalmente, l’obiettivo dello smart worker è comune a quello del lavoratore che opera dalla propria postazione di lavoro in azienda, vale a dire il raggiungimento dei risultati stabiliti.


Non chiamatelo telelavoro

Spesso si fa un po’ di confusione, ma lo smart working non deve essere considerato un sinonimo di telelavoro.

Il telelavoro prevede che siano predisposte postazioni remote fisse, da cui il lavoratore è tenuto a svolgere il proprio lavoro telematicamente, in determinati orari di lavoro, senza necessità di una presenza in azienda.

Lo smart working, invece, conserva il principio del lavoro telematico, con una flessibilità maggiore riguardo il luogo e gli orari di lavoro, che il lavoratore può organizzare come meglio crede.


Normativa

Da maggio 2017 esiste finalmente una normativa specifica che regola lo smart working.

La legge 2233B in materia di lavoro autonomo afferma che possono beneficiare del lavoro agile i lavoratori dipendenti, con contratto a tempo determinato o indeterminato.

Il trattamento economico e normativo riconosciuto allo smart worker non deve differire da quello applicato ai dipendenti tradizionali.

Nel recente periodo di emergenza sanitaria nazionale, l’attività lavorativa domiciliare è stata accordata, con un apposito decreto, a tutti i dipendenti delle aziende situate nelle zone a rischio, senza necessità di sottoscrivere un apposito contratto e affrontare una lunga trafila burocratica.

La Regione Lombardia ha addirittura acconsentito ad estendere lo smart working anche ai tirocinanti, per prevenire e fronteggiare efficacemente il rischio di contagio.


Quali sono i vantaggi

I vantaggi dello smart working per il lavoratore sembrano piuttosto scontati: più flessibilità per conciliare i propri impegni personali con quelli lavorativi.

Bisogna considerare, però, che il lavoro agile è in grado di portare molti vantaggi anche alle aziende che lo adottano.

Cambiando il vecchio paradigma del lavoro, lo smart working non ruota solo intorno al concetto di flessibilità, ma anche a quello di produttività.

Il dipendente, sulla base della maggiore libertà concessagli, è più responsabile del proprio lavoro, nonché più autonomo nel raggiungimento degli obiettivi prestabiliti. Sempre considerando, ovviamente, il presupposto fondante di fiducia reciproca.


Esempi di aziende che hanno già scelto lo smart working

Sono molti gli esempi di aziende che hanno adottato lo smart working, in particolar modo colossi internazionali della tecnologia come Google, Apple, Dell, IBM, Philips, ma anche aziende operanti in altri settori, ad esempio Kelly Services, Humana, Deloitte e la nostrana Barilla.

Lo smart working ha fatto il suo ingresso anche nel settore pubblico, non solo oltreoceano (US Department of Agriculture) ma anche in Italia, è un caso esemplare il Comune di Torino.

Inutile specificarlo, l’emergenza epidemiologica ha spinto moltissime aziende ad adottare lo smart working per la prima volta per far fronte a una necessità di variazione delle modalità operative.


Consigli per le aziende che adottano lo smart working

  1. Dotarsi degli strumenti adeguati

La prima condizione per lavorare bene e mantenere alta la produttività anche in smart working è sicuramente avere la strumentazione adeguata.

L’azienda deve infatti mettersi in condizione di poter fornire al lavoratore gli strumenti adatti per poter gestire le comunicazioni, la condivisione di informazioni e lo svolgimento delle attività anche da remoto.

  1. Rendere lo smart working accessibile a tutti

Sicuramente ci sono mansioni e attività che si prestano meno ad essere svolte in modalità “smart”, ma, nei limiti del possibile, è bene offrire a tutti i collaboratori, senza fare distinzioni, la possibilità di lavorare da remoto.

  1. Ottimizzare la gestione del tempo e coordinare le attività

Naturalmente l’organizzazione è fondamentale. Sarebbe utile che lo smart worker concordasse preventivamente o mediante una call con i colleghi, sotto la supervisione di un coordinatore, una to-do list con ordini di priorità assegnati.

  1. Diffondere la nuova cultura di lavoro

Per condividere la flessibilità in maniera efficace, può essere molto utile organizzare una formazione interna, sia per i manager aziendali che per i dipendenti.

La diffusione della nuova cultura può aiutare sicuramente ai fini di una sensibilizzazione dei i team di lavoro per rendere lo smart working uno strumento positivo e produttivo per tutti.

Si può pensare anche a una comunicazione esterna per i clienti, attraverso cui far passare il messaggio che si è operativi in modo più flessibile, ma mantenendo inalterata la qualità dei propri servizi e la propria presenza effettiva.


Consigli per smart workers più produttivi

  1. Mantenere routine e orari inalterati

Soprattutto in casi di smart working prolungato, è utile provare a mantenere gli orari abituali di tutte le giornate lavorative. Questo espediente consente di reagire bene e mantenere la mente fresca e reattiva.

Un po’ di sonno e di relax in più fanno bene, ma bisogna evitare di esagerare per non impigrirsi, si tratta sempre e comunque di giornate di lavoro!

Un buon consiglio è di mantenere inalterata la routine: lavarsi, truccarsi, vestirsi come se si andasse in ufficio, per mantenersi attivi e pronti ad affrontare i contatti, seppur virtuali, con i colleghi.

  1. Darsi priorità e limiti

Per affrontare al meglio le attività da remoto la regola numero uno è sempre l’organizzazione. Occorre essere in grado di darsi delle priorità per gestire tutte le attività nel modo più efficiente, facendo fronte anche ad eventuali urgenze.

In ogni caso smart working non significa lavorare H24, quindi bisogna anche sapersi dare limiti e gestire il proprio tempo correttamente, concedendosi qualche pausa e definendo l’orario di lavoro per evitare che le questioni professionali sconfinino nel privato.

  1. Occhio alle distrazioni

Uno dei rischi principali dello smart working è la dispersione, in termini di tempo e concentrazione.

Bisogna cercare di evitare le distrazioni, sia legate ad eventuali faccende di casa, sia legate alla molteplicità di attività lavorative da svolgere.

Ancora una volta entra in gioco l’organizzazione, a cui si aggiunge una buona dose di volontà (nonchè di rispetto e responsabilità verso l’azienda e i colleghi) per portare a termine i progetti avviati senza perdersi in altre cose.

  1. Curare la comunicazione

In una situazione di distanza fisica dai colleghi, sicuramente si dovrà ricorrere maggiormente alle comunicazioni scritte. Meglio rileggere sempre le email prima di inviarle, per evitare possibili fraintendimenti e far arrivare il messaggio nel modo più chiaro e “pulito” possibile.

 

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