L’apparenza non (sempre) inganna: green e red flags nel colloquio di lavoro
Le green e red flags nel colloquio di lavoro sono tante e talvolta implicite: in questo articolo vediamo come puoi prestare loro attenzione e trasmettere ai recruiter un’impressione positiva di te.
Cosa sono le flags
Innanzitutto, cosa intendiamo esattamente con green e red flags nel colloquio di lavoro? L’espressione deriva dall’inglese flag (bandiera) e dalle parole green e red, ovvero i colori che segnalano rispettivamente una situazione sicura e una pericolosa.
Con “green flag” ci si riferisce quindi a qualcosa che segnala una situazione safe e positiva, mentre l’espressione “red flag” fa riferimento a qualcosa che non sta andando come dovrebbe.
I colloqui di lavoro sono una delle situazioni in cui invii più messaggi inconsci, che incidono in modo significativo sull’esito della selezione. Diventarne consapevole ti permette di padroneggiarli in modo da migliorare l’impressione che dai ai recruiter.
Vediamo nei prossimi paragrafi quali sono i comportamenti che, in sede di colloquio, risultano “segnali rossi” e quali sono invece le green flags positive che incentivano i recruiter ad assumerti.
Red flags per i recruiter
Alcune frasi o comportamenti inappropriati possono portare, per chi svolge il colloquio di selezione, ad apporre un immediato “bollino rosso” sul tuo curriculum.
Ecco quali:
Parlare male del team precedente
Forse potrà sembrarti utile criticare il posto in cui lavoravi prima, i colleghi o i tuoi superiori, per dimostrare che le tue capacità non sono state valorizzate nel modo giusto.
In realtà, ti stai dando una clamorosa zappa sui piedi: i recruiter rimangono impressionati in modo negativo da chi parla male del contesto di lavoro precedente, poiché dimostra poca capacità di autocritica e difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità.
Inoltre, se adesso critichi la realtà lavorativa precedente, chi dice che in futuro non farai lo stesso con la nuova azienda?
Fare solo richieste
Un colloquio di lavoro è un momento di scambio di informazioni tra te e i recruiter: loro cercano di capire meglio chi sei e che apporto potresti dare all’azienda, tu poni domande sulla realtà in cui eventualmente ti troveresti a lavorare e sulle condizioni contrattuali.
Attenzione però a non esprimere solo esigenze e richieste: se le prime domande che poni in sede di colloquio sono su retribuzione, benefit e smart-working, l’impressione che avranno i recruiter sarà quella di una persona poco motivata al lavoro.
Cerca di mostrarti interessato/a alla realtà aziendale e a ciò di cui ti occuperai e solo successivamente alle condizioni contrattuali e retributive, che hai assolutamente il diritto di conoscere.
Presentarsi poco informato/a
Oggi le aziende prestano molta attenzione all’employer branding e in particolare all’immagine che i candidati hanno di loro (perché questo gli garantisce un potere attrattivo in sede di selezione).
Presentati al colloquio conoscendo la realtà aziendale e ciò di cui si occupa, anche in aree diverse da quella di tua competenza. Questo ti permetterà di capire se hai un allineamento valoriale e di interessi con l’azienda e di porre domande coerenti in sede di colloquio.
Dare informazioni su di te vaghe e incoerenti
Quando ti presenti al colloquio, ricorda che i recruiter hanno già letto il tuo cv e conoscono (almeno a grandi linee) la tua esperienza lavorativa e la tua formazione.
Anche se a volte può essere difficile ricordare le date esatte, cerca di trasmettere linearità nel racconto del tuo percorso professionale: meglio evitare le date precise se rischi di sbagliarle, l’importante è mantenere un buon grado di precisione e di coerenza con quello che dichiari, che deve essere fedele al contenuto del cv.
Green flags per i recruiter
Vediamo ora quali sono i segnali positivi che si possono trasmettere ai recruiter durante il colloquio:
Assumersi le proprie responsabilità
Nel raccontare le esperienze lavorative passate, non attribuire la colpa di eventuali fallimenti a colleghi o superiori: cerca di assumerti le tue responsabilità (chiaramente nella misura che ti compete) e allo stesso modo riconosci agli altri i loro meriti nei successi del team.
Questo mostrerà ai recruiter che sei una persona corretta, leale e capace di riconoscere i propri errori.
Essere consapevole
Soprattutto nella prima fase del colloquio (quella in cui ti presenti e racconti il tuo percorso lavorativo) cerca di mostrare sicurezza ma anche senso di realtà.
Se è importante evidenziare le tue competenze (sia quelle tecniche che le soft skills), lo è altrettanto mostrarti consapevole di quali sono le tue aree di miglioramento.
Manifestare interesse e fare domande puntuali
Presentati al colloquio avendo “studiato” l’azienda e gli ambiti in cui si muove. Cerca inoltre di manifestare interesse verso i progetti e la composizione del team, mostrando apertura e desiderio di entrare a far parte di quella realtà.
Mostrare proattività
Già in sede di colloquio cerca di mostrarti proattivo/a, ponendo domande precise sulle tue mansioni, il team e i progetti a cui ti dedicheresti.
Ricordati però di usare il condizionale! Non dare mai per scontata la tua assunzione, fino alla conferma dei recruiter.
Gestire la trattativa in modo concreto
Negoziare lo stipendio o le condizioni contrattuali è assolutamente legittimo: cerca di farlo però in modo trasparente e razionale, non emotivo.
Porta dati concreti e motivazioni solide a sostegno delle tue richieste.
Leggi anche i nostri consigli su come affrontare un colloquio di lavoro.
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