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Un posto di lavoro per tutt*: il linguaggio inclusivo in azienda

La realtà delle aziende, che appartiene a un mondo globale e diversificato, ha sempre più bisogno di saper includere persone con background e identità diverse: il linguaggio inclusivo in azienda è un modo intelligente per far sentire tutti e tutte considerati, creando un senso di appartenenza e dignità tra il personale.

Soltanto un modo di dire?

La reazione di molte persone, quando sentono parlare di linguaggio inclusivo, è quella di commentare che si tratta soltanto di parole, frasi, modi di riferirsi a qualcuno… niente di più sbagliato!

Come tanti studi hanno contribuito a dimostrare, il linguaggio che usiamo “crea” la realtà, influendo sul nostro pensiero, le nostre relazioni e il modo in cui le persone si percepiscono.

Ma cosa si intende quindi con l’espressione “linguaggio inclusivo”?

Con questa espressione si fa semplicemente riferimento ad un modo di esprimersi (sia nello scritto che nel parlato) capace di comprendere tutte le persone presenti, a prescindere da genere, etnia, orientamento sessuale.

Molte espressioni che usiamo senza farci caso, infatti, fanno riferimento soltanto a una parte delle persone che compongono una società: pensiamo al maschile usato per descrivere i gruppi, o alle professioni tutte declinate al maschile. Dire “i dipendenti” o “il dottore” ci fa immediatamente immaginare che si tratti di maschi, mentre spesso (e sempre più spesso) non è affatto così.

Allo stesso modo, certi termini con cui ci riferiamo alle persone di diversa origine culturale (una su tutte, “gli stranieri”) creano immediatamente un immaginario di estraneità, negando il fatto che si tratta di persone che vivono nella nostra stessa città, lavorano insieme a noi e condividono con noi molto più di quanto pensiamo.

Così come una certa divisione degli spazi e dei gruppi (i bagni maschili e femminili, per fare un esempio banale) lega le persone a una suddivisione rigida sia per quanto riguarda il genere che per quanto riguarda l’orientamento sessuale, dato per scontato che il modello binario e un certo tipo di relazioni di genere siano l’unico scenario possibile.

Le nostre società e i nostri team di lavoro, tuttavia, sono in evoluzione, e non rispondono più a certi vecchi stereotipi: è quindi sempre più importante che il linguaggio rispecchi questo cambiamento, riuscendo davvero a includere tutte le persone che compongono la società (e l’azienda).

Come generare inclusione se sei un’azienda

Adesso che abbiamo visto cosa si intende per linguaggio inclusivo, passiamo agli aspetti pratici: come azienda, cosa puoi fare per modificare il linguaggio in modo da far sentire davvero incluso tutto il personale?

  • Ad ognuno il suo (vero) titolo

Per favorire l’inclusione, presta attenzione a titoli e appellativi: rivolgiti ai dipendenti e alle dipendenti rispettando la loro professionalità e adattando il loro titolo al genere: “avvocato” e “avvocatessa” non sono la stessa cosa, perché descrivono due professionisti di genere diverso.

In questo l’inglese, una lingua molto più “neutra” dell’italiano, sarà di grande aiuto: i termini che descrivono le professioni non sono infatti riferiti a un genere nello specifico, e così neanche gli aggettivi (“the good doctor” può quindi indifferentemente riferirsi a un uomo o una donna).

  • Non esistono generi sui generis

Oltre al ruolo professionale, cerca di capire con che genere si identificano le persone che lavorano per te, e rivolgiti a loro in accordo con esso: in caso di persone non binarie, puoi utilizzare la schwa (nelle comunicazioni scritte) o chiedere direttamente a loro con che pronome si identificano.

  • La forma è sostanza

In quanto azienda, hai la responsabilità delle comunicazioni formali che circolano in ufficio: dalle email, ai contratti di lavoro, agli inviti al party aziendale. In tutte le comunicazioni, cerca di usare un linguaggio che sia in grado di includere ogni persona che lavora (o potrebbe lavorare in futuro) per te.

Un buon esercizio per allenarti è rileggere le comunicazioni, provando a metterti nei panni di una persona di genere, etnia o orientamento sessuale non “maggioritario”, per vedere se senti che la comunicazione funziona ed è rivolta anche a te.

  • Occhio alle relazioni (di potere)

Il linguaggio in azienda può veicolare dinamiche relazionali “pericolose”, in quanto prevedono un rapporto di potere tra due dipendenti.

Dal responsabile che si rivolge a una professionista chiamandola “signorina”, all’appellativo razzista tra colleghi/e, tocca a te come azienda sorvegliare queste situazioni e, se necessario, intervenire.

Il linguaggio inclusivo in azienda se sei un/una dipendente

 L’azienda ha sicuramente la responsabilità principale nella gestione del linguaggio (e delle relazioni) interne, ma puoi fare qualcosa anche tu come dipendente? Ebbene sì, ecco cosa:

  • Guardati attorno

Il primo passo per acquisire inclusività in azienda è osservare chi sono le persone intorno a te: da chi è composto il tuo team? Chi sono, da dove provengono, in che genere si identificano le persone con cui condividi la scrivania ogni giorno? Come vivono quando escono dall’ufficio a fine giornata?

Osservare e diventare consapevole delle diverse identità di chi ti circonda è il primo passo per sviluppare una mente inclusiva (e di conseguenza un linguaggio) in modo naturale e non artificioso.

  • Allena l’intelligenza culturale

Non importa se hai viaggiato, vissuto all’estero oppure non hai mai lasciato la tua città: sul lavoro entrerai probabilmente in contatto con colleghi di altre provenienze geografiche (che siano anche solo regionali).

Comincia a mostrare curiosità verso le altre culture, osservandole in modo aperto e cercando di capire le ragioni profonde dei loro comportamenti: attraverso l’intelligenza culturale scoprirai nuovi modi di vivere che arricchiranno la tua personalità e presto non sentirai più “stranieri” i colleghi e le colleghe che arrivano da altri paesi.

  • Rispetta e ascolta tutt*

Un passo fondamentale per sviluppare una mentalità e un linguaggio inclusivo è ascoltare gli altri con rispetto e senza giudicarli.

Prova a “metterti nei panni altrui” (o, come si dice in inglese, walk a mile in their shoes) e a capire come si percepiscono e come desiderano che ci si rivolga a loro. Capirai che forse quella che per te è “solo una parola”, per loro è un linguaggio che ha implicazioni essenziali a livello di identità.

Speriamo che questo articolo possa essere di aiuto nel favorire un senso di appartenenza nel team, migliorare le relazioni aziendali e creare un’azienda davvero per tutt*!


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