Falsi miti sullo stage: come superare i pregiudizi e capire se un tirocinio è davvero valido
Esistono molti pregiudizi sullo stage, diffusi all’interno delle aziende e tra i giovani candidati.
Al netto delle criticità che possono riguardare un utilizzo scorretto dello stage da parte di alcune imprese italiane, questi luoghi comuni, purtroppo, travisano e sviliscono il reale valore formativo che il tirocinio può assumere nello sviluppo professionale dei giovani.
Vediamo quali sono i più diffusi pregiudizi sullo stage, come superarli e come capire se un tirocinio è una vera opportunità oppure no.
Pregiudizi sullo stage diffusi tra i candidati
Vediamo quali sono i principali pregiudizi sul tirocinio diffusi tra i giovani che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro:
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Lo stage è una forma di sfruttamento legalizzato
Spesso si tende a considerare erroneamente lo stage come un lavoro gratuito.
In realtà, i tirocini extracurriculari prevedono un’indennità minima obbligatoria stabilita dalle singole normative regionali e le aziende spesso erogano rimborsi ben superiori alla soglia minima.
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Lo stagista fa solo fotocopie
Il luogo comune più datato di sempre sugli stage! Forse un tempo era così, ma la normativa di stage si è evoluta e il carattere formativo del tirocinio è sempre più controllato.
Nel contratto di stage, in particolare nel Progetto Formativo, è obbligatorio riportare le mansioni, gli obiettivi e le competenze relativi alla formazione che il tirocinante riceverà in azienda.
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Lo stage non serve se hai studiato
I giovani spesso pensano che lo stage sia inutile per chi ha studiato e si è laureato… sbagliato!
Lo stage è un ottimo strumento per iniziare a mettere in pratica ciò che si è studiato, passando finalmente dalla teoria alla pratica.
Il tirocinio, inoltre consente di acquisire, oltre alle competenze tecniche, anche le soft skills più richieste dal mercato del lavoro.
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Nessuna azienda assume dopo lo stage
Un altro falso mito: si pensa che lo stage sia sempre finalizzato a se stesso e che gli stagisti vengano sostituiti a rotazione per avere forza lavoro a basso prezzo.
Salvo alcune aziende che ne fanno un utilizzo scorretto, in Italia cresce il numero di aziende virtuose che utilizzano il tirocinio come reale strumento di inserimento nel mondo lavorativo.
Leggere per credere: dai un’occhiata ai dati del nostro Osservatorio Stage.
Pregiudizi sullo stage diffusi tra le aziende
Ecco l’altra faccia della medaglia: i principali luoghi comuni che portano le aziende a svilire il tirocinio:
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Gli stagisti fanno perdere tempo
Alcune aziende ritengono che formare le risorse partendo da zero sia necessariamente una perdita di tempo e che non porti alcun valore aggiunto.
In realtà gli stagisti possono portare punti di vista innovativi e freschezza, utili per rileggere le dinamiche aziendali sotto un’altra ottica, oltre ad essere più “malleabili” per trovare un allineamento completo con l’azienda.
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I giovani non hanno voglia di impegnarsi
Ecco un grande (e diffuso) stereotipo generazionale: si usa generalizzare e sostenere che tutti i giovani siano sfaticati e demotivati.
Non è sempre vero, in realtà il trucco sta nello svolgere correttamente il processo di selezione e l’onboarding del tirocinante, per trovare la risorsa giusta e inserirla nel modo più funzionale.
Come sfatare i pregiudizi sul tirocinio?
Per sfatare i falsi miti, cerchiamo innanzitutto di capire che cos’è il tirocinio.
Si tratta di un periodo di formazione pratica all’interno di un’azienda, durante il quale il tirocinante acquisisce competenze tecniche e trasversali, iniziando a definire il proprio profilo professionale.
Occorre sempre distinguere due tipologie di stage:
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Curriculare
Promosso in genere dalle Università o dalle scuole, è incluso in un percorso di studi e finalizzato all’ottenimento di crediti formativi.
In questo caso il tirocinio curriculare non è normato a livello regionale e può non prevedere un’indennità di partecipazione.
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Extracurriculare
Il tirocinio extracurriculare non fa parte di un percorso formativo, ma si qualifica come strumento di inserimento o reinserimento lavorativo, tramite il quale lo stagista inizia a fare esperienza pratica in azienda per entrare o tornare nel mondo del lavoro.
Questa tipologia di tirocinio prevede un’indennità minima obbligatoria ed è regolata da una specifica Normativa di carattere regionale.
Come distinguere un’opportunità da una situazione irregolare
Ma quindi, quali indicatori si possono considerare (che tu sia un potenziale tirocinante o un soggetto ospitante) per evitare di fermarsi ai pregiudizi più comuni sullo stage e di travisare il vero significato del tirocinio?
Ecco i principali:
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Presenza di un Ente Promotore accreditato
L’Ente Promotore è indispensabile per attivare uno stage!
Le aziende non possono scegliere di farne a meno (o di affidarsi a soggetti con accreditamenti dubbi) e i tirocinanti dovrebbero accertarsi della sua presenza per valutare l’integrità dello stage proposto.
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Progetto Formativo
Il Progetto Formativo è il documento fondamentale che riporta le condizioni dettagliate per lo svolgimento del tirocinio.
Qualora fosse vago o generico o, peggio, inesistente, sarebbe un segnale di scarsa qualità e di probabile criticità.
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Tutor aziendale
Il tirocinio prevede un affiancamento costante del tutor aziendale, al fine di acquisire le competenze previste dal progetto formativo.
Se il tutor è assente o fornisce formazione e feedback insufficienti, lo stage perde valore e si rivela irregolare.
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Indennità
Come già accennato, per gli stage extracurriculari l’indennità deve sempre essere presente, in linea o superiore al minimo indicato dalla Normativa Regionale.
Se l’indennità non è presente o è inferiore al minimo consentito, lo stage è irregolare.
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Straordinari
Gli stagisti devono attenersi tassativamente agli orari riportati sul progetto formativo, pertanto sono vietati gli straordinari, che comprometterebbero l’integrità del percorso.
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FourStars è un ente promotore accreditato e opera in tutta Italia.





2 commenti
Sono pienamente d’accordo sull’articolo relativo a Falsi miti sullo stage.
Io ritengo che lo stage è importante per iniziare a lavorare anche con un compenso iniziale minimo.
Purtroppo a me è capitato come mio primo stage nella GDO un percorso alquanto irregolare, perchè non ho ricevuto un affiancamento costante dal tutor (periodo estivo quindi tutti in ferie), feedback insufficiente (direi assente) per capire e migliorare pertanto lo stage ha perso di valore e ci ho rimesso io che non mi hanno permesso di formarmi e da come si è concluso mi hanno fatto sentire pure una persona incapace.
L’Ente promotore è fondamentale soprattutto per tutelare queste situazioni e verificare l’operato dei Responsabili delle sedi che richiedono il personale per dare una valida formazione ma che invece a volte si rivelano incapaci di darla e sfruttano solo il personale piu’ debole.
Gentile Federico,
grazie per aver condiviso la sua esperienza, a volte purtroppo capita che alcune aziende non rispettino le regole e facciano un uso scorretto o inconsapevole dello stage.
Tra le responsabilità degli enti promotori, come FourStars, c’è in effetti anche la raccolta di segnalazioni da parte degli stagisti, al fine di intervenire per migliorare la situazione (con il doppio effetto positivo di aiutare gli stagisti a vedere rispettati i propri diritti e le aziende a operare in ottemperanza con quanto previsto dalla normativa).
La diffusione di una corretta cultura dello stage è in ogni caso il nostro obiettivo primario, che perseguiamo anche attraverso gli articoli del Blog.
Grazie quindi per il contributo che ha lasciato e per aver valorizzato lo stage come strumento positivo per l’inserimento lavorativo, nonostante la sua esperienza diretta non sia stata delle migliori 🙂