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Intervista doppia tirocinante/azienda: l’incontro vincente tra uno studente della Scuola Holden e un’agenzia di comunicazione

Nell’ambito del progetto H4JOB, FourStars è Career Service di Scuola Holden, istituto di formazione fondato e presieduto da Alessandro Baricco, specializzato nell’insegnamento dello storytelling e della narrazione.

Abbiamo intervistato parallelamente Tancredi, giovane diplomato Holden, e un’agenzia di comunicazione, le cui strade si sono incrociate grazie al matching mirato di H4JOB. Dal loro incontro è nata una collaborazione proficua, iniziata con uno stage di 12 mesi e ancora in corso con un contratto di apprendistato.

Le loro testimonianze incrociate evidenziano i risvolti positivi della possibilità di inserire in azienda un tirocinante con competenze molto specifiche in ambito comunicazione, come quelle acquisite dagli studenti di Scuola Holden. Il motivo principale di questo successo? L’apertura di entrambe le parti a intraprendere un dialogo, per far incontrare e fruttare il mondo aziendale con quello dello storytelling.

Intervista a Tancredi, studente Holden

Raccontaci il tuo background formativo in Scuola Holden e le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere questo tipo di percorso

“Sono incappato nella Holden per caso. Ero già stato coinvolto in un progetto come sceneggiatore per un fumetto da un amico: anche se in quel momento non avevo una formazione specifica, nutrivo già una forte passione per la scrittura e desideravo coltivarla.

Poi un’amica mi ha segnalato Scuola Holden, mi sono presentato ai test a Palermo e qualche tempo dopo è arrivato l’esito positivo. Nel giro di un paio di settimane mi sono trasferito a Torino e lì è cominciato il viaggio.

La Scuola propone diversi college, ovvero indirizzi tematici di studio. Io ho preso parte al College Serialità & TV, dedicato all’apprendimento delle tecniche alla base della scrittura di percorsi narrativi a puntate.

Il primo anno è formativo, combina la teoria alla pratica e ti consente di sviluppare da subito le competenze di base. Dal secondo anno si comincia a scrivere e a lavorare tutto il tempo sulla pratica (nel mio caso progettare una serie TV), affiancati da un tutor che ti segue in tutto il percorso. Alla fine del percorso è prevista una presentazione del progetto all’aula.

Tutto questo per arrivare agli Opening Doors a giugno, durante i quali si presentano i progetti ai produttori, con un pitch di pochi minuti e incontri one to one per esporre le proprie idee.”

Quanto è stato utile il supporto del Career Service H4JOB, sia in fase di formazione e orientamento iniziale che di accompagnamento al mondo del lavoro?

“Ho trovato utilissimo l’incontro per la redazione del curriculum vitae. Fa davvero la differenza: ti indicano cosa devi mettere e dove. In accordo con la referente del Career Service H4JOB che mi ha seguito, abbiamo optato per una via di mezzo tra il modello Europass e il curriculum puramente grafico, mettendo in risalto le competenze di riferimento per la mia professione.

Ho imparato che è importante avere CV diversi per le diverse opzioni di destinazione. Avere una persona dedicata che riesce a seguirti e darti indicazioni è utilissima, un lanternino nella nebbia per orientarsi nel mondo della ricerca del lavoro. È stata la salvezza, in più il fatto di venire accompagnato anche da una serie di proposte di lavoro, che in certi casi non avevo neanche considerato, mi ha aiutato molto.

Ho apprezzato molto anche il suggerimento di valorizzare le competenze secondarie, che non hanno l’importanza di quelle primarie ma potrebbero costituire un plus in fase di selezione.

La Holden si ferma al trampolino di Opening Doors, poi il resto lo fai tu. H4JOB ti accompagna nel percorso.”

Quali attività hai svolto durante il tirocinio in azienda?

“Sono stato inserito nel piccolo universo di un’agenzia di comunicazione per occuparmi della narrativa aziendale. Ovvio che uno sceneggiatore aspira soprattutto alla grande casa di produzione, ma la narrativa aziendale, se fatta in un’azienda di un certo tipo, è una cosa ottima. Durante lo stage mi sono occupato anche di altre mansioni: articoli, comunicati stampa e tante altre cose.”

C’è qualche progetto che ti ha colpito particolarmente a cui hai preso parte durante il periodo di stage?

“Siamo stati contattati da un’azienda specializzata in coaching, che ci ha richiesto una campagna di comunicazione per promuovere i propri corsi di formazione. L’idea era di costruire una serie narrativa a puntate, fruibile attraverso il blog dell’azienda e inviato tramite newsletter con cadenza mensile.

Dopo una prima riunione di briefing è emersa l’idea di una serie in sette episodi che potesse dare l’impressione di leggere fatti accaduti realmente e strutturata con un classico arco narrativo. La realizzazione è stata molto interessante, mi ha consentito di utilizzare un metodo appreso alla Holden in un ambito per me totalmente nuovo.

Inizialmente non possedevo una terminologia aziendale, quindi è stato necessario un processo di editing e di trasformazione delle bozze. Il risultato finale è stato molto positivo, la campagna è piaciuta talmente tanto che ci hanno già commissionato una nuova serie antologica, sempre sull’argomento coaching, in 9 episodi. Ancora non ci siamo messi al lavoro ma sarà una nuova avventura.”

Cosa ti è servito della formazione ricevuta in Holden durante l’esperienza di stage?

“La formazione della Scuola Holden mi ha permesso di portare in azienda nuovi metodi creativi e nuove idee.

Alla Holden ho imparato anche che non si dovrebbe mai fare brainstorming da soli: il confronto è importantissimo ed è molto utile avere uno sguardo critico, per rivalutare ciò che si è scritto e scoprire lati e risvolti inaspettati.”

Cosa hai imparato durante l’esperienza di stage? Quali competenze hai acquisito, sia tecniche che soft skills?

“Ho imparato moltissimo. Per esempio a mettere estrema attenzione nei comunicati. Per fortuna avevo già fatto un corso di editor a Palermo, quindi quando mi hanno presentato i primi comunicati stampa da editare avevo già un’idea di come orientarmi.

Ho imparato tanto anche sulla relazione con il cliente, ad analizzare la committenza e a trovare compromessi “salvando capra e cavoli” per riuscire a definire come strutturare il prodotto in relazione con le richieste ricevute.

Lo stage in azienda mi ha insegnato anche l’importanza del confronto con i colleghi: non tutte le idee sono buone, o meglio tutte le idee sono migliorabili grazie alla collaborazione.

Abbiamo progettato anche un gioco aziendale! Mi ha insegnato che a volte estrapolare l’universo aziendale per com’è – tavolo e scrivania – e calarlo in qualcosa di più ludico, come può essere un gioco di carte, ti permette di trovare soluzioni a cui altrimenti non arriveresti e ti fa vedere le cose da un altro punto di vista.”

Quale credi che sia il valore aggiunto che può portare uno studente di Scuola Holden a un’azienda che si occupa di comunicazione?

“Sicuramente nuovi punti di vista. Alla Holden si coltiva sempre il “think out of the box”, ovvero pensare fuori dai canoni consueti, che può essere utilissimo per una campagna di comunicazione, ad esempio utilizzando espedienti di meta-comunicazione per calare il fruitore dentro l’idea.

Sono tutti bravi a creare un cartellone pubblicitario, ma non tutti sanno trovare un modo “omnicanale” e immersivo per trattare il messaggio, fare comunicazione e coinvolgere lo spettatore. Il riuscire a istillare negli occhi di chi guarda la meraviglia e la sorpresa non è da tutti e, se lo sai fare, hai vinto. Questo ti porta alla possibilità di dire al cliente ‘tu non sai cosa vuoi ma io so cosa puoi volere’.”

E qual è il valore aggiunto della formazione specifica acquisita nell’ambito del college serialità?

“Nel caso della mia esperienza in azienda, la mia formazione specifica mi ha permesso di dare un apporto significativo per sviluppare alcuni progetti.

Ad esempio una campagna di comunicazione per un cliente strutturata su LinkedIn. La mia specializzazione ha permesso di ordire l’intero processo: un programma di commenti e contro-commenti per portare gli internauti da un post all’altro, facendogli seguire un racconto e arrivando infine all’azienda. Il percorso porta a un commento finale che a sua volta porta al sito dell’azienda. La visibilità della campagna di comunicazione, anche se non è ufficiale, c’è.

La formazione della Holden mi ha permesso di concepire gli inneschi e la serialità narrativa della campagna. È un po’ come scrivere un racconto sui generis, che si struttura sui commenti degli utenti che definiscono una linea narrativa. La serialità è come il domino: fai cadere la prima tessera e cadono anche tutte le altre.”

Cosa consiglieresti ai tuoi colleghi di Scuola Holden che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso?

“Il primo consiglio è di non smettere di scrivere, mai. Non bisogna mai smettere di scrivere perché è come quando coltivi una piantina: se smetti di darle acqua si atrofizza; quando metti i primi semi, se non te ne prendi cura, non puoi pensare di poterne raccogliere i frutti.

Bisogna innanzitutto sfruttare il periodo di formazione in Holden: si impara di più a scrivere confrontandosi con i compagni di corso alla Holden che dopo.

Poi occorre essere abbastanza bravi da fare un prodotto che sia customizzabile per l’universo aziendale in cui si vuole tentare un inserimento. Sono tutti bravi a scrivere per le case di produzione, però occorre impegnarsi per calare la propria creatività in un universo più piccolino. Non significa abbassare il tiro ma trovare un’altra strada. Si tratta di prendere consapevolezza dei propri strumenti e impiegarli fuori dalle righe.

Un altro consiglio è di cercare un impiego in ambito comunicazione. Cercare in altri ambiti aziendali potrebbe essere frustrante e atrofizzante. Le agenzie di comunicazione ti permettono di dare estro, se invece ti chiudi in un altro ambito è un po’ come sprecare gli insegnamenti della Holden.

Studiare alla Holden ti porta in un universo meraviglioso un po’ fuori dalla realtà, poi però bisogna tornare con i piedi per terra e affrontare la ricerca del lavoro con altri criteri. La Holden è un mezzo, non un punto di arrivo.

Altro consiglio: credere nelle proprie idee. Se hai un’idea e sai che è buona, dedicale il tuo tempo e vai avanti per la tua strada.”

Il parere dell’azienda ospitante

Qual è il vantaggio di assumere uno stagista proveniente da Scuola Holden, con una formazione e un indirizzo molto specifici?

“In generale è soprattutto l’aspetto della creatività. Sono poche le scuole che insegnano i processi creativi per la scrittura, ci sono corsi che insegnano scrittura e comunicazione ma in termini aziendali di processo fisso, mentre spesso alle aziende serve un metodo per gestire la parte creativa e metodicizzare il processo creativo, in modo tale che non sia solo un brainstorming disarticolato.”

Ritieni che il Career Service H4JOB ti abbia fornito un servizio utile?

“La selezione dei profili presentati è stata ottima: ci è arrivata una rosa di tre persone perfettamente in linea con la nostra ricerca. L’altra cosa interessante è stata proprio il fatto di provare a fare una scommessa, introducendo uno studente Holden.

Grazie al career service siamo venuti a conoscenza di questa possibilità, altrimenti non avremmo mai pensato di andare a cercare uno studente proveniente da una scuola specializzata nella formazione di giovani talenti della comunicazione.

Un altro valore aggiunto è il fatto che FourStars, in quanto Ente Promotore con un’esperienza ventennale, possa offrire un pacchetto completo per l’attivazione dello stage e la gestione burocratica dell’inserimento.”

Com’è riuscito Tancredi a declinare le competenze acquisite nell’ambito specifico del college serialità nelle attività di content all’interno del contesto aziendale?

“Il fatto che Tancredi venisse dal college di serialità funzionava molto bene per noi perché lavoriamo con la costruzione di storie e narrazioni che vengono ripetute nel tempo, anche le idee stesse della community sono incontri ripetuti, un esempio di serialità.

Questo metodo che lui ha acquisito è una competenza che ci è stata molto utile ad esempio per pensare a format di incontro e networking.

Abbiamo creato una newsletter sulla base di una sceneggiatura a puntate e una narrazione in 7 episodi legata all’attività del cliente. Tancredi ha avuto modo di impiegare competenze sue e, in questo caso, si è trattato di trasmettergli (noi e il committente) le terminologie specifiche di quell’ambito.

Ha aiutato noi ad avere un metodo da applicare in un contesto diverso e lui ad affrontare una sfida che magari non avrebbe immaginato.

La cosa importante per le aziende che decidono di avere uno studente Holden come stagista è provare ad immaginarsi un modo diverso di utilizzare le competenze dei ragazzi, non solo l’applicazione diretta ma anche come le stesse competenze possano essere portate in ambiti diversi.

Dobbiamo anche ringraziare Tancredi del fatto che si sia reso disponibile a manipolare gli schemi e i metodi acquisiti per qualcosa per cui non erano stati pensati.”

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